Italia (1919-1939)
LETTERA SU CARTA INTESTATA DEI "SANSEPOLCRISTI" INDIRIZZATA AL CONSOLE PARINI E FIRMATA DA EDMONDO MAZZUCCATO 1936
Prezzo: Euro 500,00 - cod. nr. 25860
Edmondo Mazzucato, autore della lettera
La copertina del libro di Edmondo Mazzucato
Il Console Piero Parini, comandante della 221° Legione CC.NN.
Questo eccezionale documento storico racchiude in sè alcuni elementi straordinari che riguardano la nostra Campagna di Abissionia in Africa Orientale Italiana e l'Arditismo della prima guerra mondiale.
I personaggi che vengono citati hanno tutti avuto ruoli di rilievo in una o entrambe queste situazioni storiche.

La lettera inizia con i saluti del sansepolcrista Edmondo Mazzucato all'amico Piero Parini, in procinto per partire per l'Africa Orientale al comando della 221° Legione della Divisione Tevere , al quale esprime la sua invidia per essere nuovamente in prima linea. Prosegue informandolo che nella sua divisione c'è il Capomanipolo Nicolò Catalano, tenente del Primo Reparto d'Assalto, del quale Mazzucato era Aiutante di Campo, definendolo "un valoroso che sul San Gabriele ne ha fatte di tutti i colori" e che avevano soprannominato "il brigante".
Di Nicolò Catalano ci sono notizie solo attraverso le decorazioni ricevute e più precisamente dalle relative motivazioni:
MAVM:
CATALANO Nicolò di Ribera (Girgenti), sottotenente I reparto d'assalto - Comandante di un plotone d'assalto, ricevuto l'ordine di procedere alla conquista delle posizioni avversarie vi si slanciava per primo fra i suoi soldati per incoraggiarli nel difficile compito che gli era stato affidato. Durante il contrastato combattimento, si mantenne di esemplare fermezza anche nei momenti più difficili e fu solo per opera della sua costanza e del suo valore personale che potè raggiungere l'obiettivo assegnatoli.- Monte San Marco (Gorizia 18-20 agosto 1917).

Croce di Guerra al VM:
CATALANO Nicolò di Onofrio e di renda Angela da Ribera (Agrigento), capomanipolo della 220° legione CC.NN.- Comandante di plotone avanzato, esposto al fuoco nemico. portava il suo reparto sulla posizione avversaria, con slancio e fermezza, costringendo il nemico alla fuga. - Mega, 24 giugno 1936-XIV.


L'autore della missiva, è il Sansepolcrista Edmondo Mazzucato, autore dell'ormai introvabile volume del 1934 "Da anarchico a sansepolcrista" nel quale narra la sua vita e le sue battaglie.
Nato a Forlì il 15 giugno 1888, da Luigi e Medea Zoli, scrivano, si
avvicina alla politica nelle fila del forte movimento repubblicano forlivese prendendo tra l’altro parte al grande sciopero generale del settembre 1904.
L’anno successivo, non ancora
diciottenne, lascia la nativa Forlì per Milano, in cerca di miglior fortuna. Nel capoluogo lombardo il giovane romagnolo trova dapprima
occupazione nell’ufficio pubblicitario del giornale socialista «Il Tempo», quindi, come tipografo, presso la tipografia Galimberti e Politti, ove si stampa il periodico anarchico individualista «Il Grido della Folla», diretto da Giovanni Gavilli.  Mazzucato si converte all’anarchismo, iniziando una collaborazione proprio con «Il
Grido della Folla»  e offrendo la propria penna anche ad altri periodici libertari milanesi, specie di orientamento individualista, tra i quali «La Protesta Umana».

Viene arrestato una prima volta il 21 gennaio del 1906, nel corso di una manifestazione commemorativa della “Domenica di sangue” in Russia. Le sue disavventure giudiziarie proseguono sotto le armi, quando, all’inizio del 1909, viene condannato ad un anno di reclusione (pena poi ridotta a nove
mesi) per aver percosso un superiore, e tradotto al carcere militare napoletano di Sant’Elmo.

Tornato alla vita civile riprende a collaborare con «Il Grido della Folla»,che però lascia dopo un violento diverbio con il direttore Zavattero. Partecipa al congresso socialista milanese dell’ottobre 1910, allorché rimane colpito dallo spirito rivoluzionario e dalla veemenza oratoria del conterraneo Benito Mussolini. Allo scoppio della guerra europea Mazzucato  segue  Mussolini nell’avventura interventista e si arruola volontario, combattendo negli arditi come sottufficiale del Primo Reparto d'Assalto.
Nel dopoguerra  ha una parte di rilievo nel primissimo movimento
fascista. Membro della sezione meneghina dell’Associazione fra gli Arditi d’Italia (e collaboratore assiduo de «L’Ardito»), è infatti tra i partecipanti alla riunione di Piazza San Sepolcro, assaltatore della sede dell’«Avanti!» nella famosa impresa del 15 aprile 1919, nonché candidato nel cosiddetto “Blocco delle teste di ferro” alle elezioni politiche del novembre.

Mazzucato resta in fondo sempre legato all’epica volontaristica dell’arditismo (come testimoniato dalla sua citata autobiografia), tanto che, con l’assestarsi al potere della “rivoluzione” fascista, egli, pur rimanendo un fervente mussoliniano, finisce per disimpegnarsi dall’attività politica preferendo dedicarsi alla sua carriera di pubblicista. Siignorano data e luogo di morte. (Fonte A. Luparini)

La 221° Legione era comandata dal Console Piero Parini, uno dei personaggi piu' in vista del fascismo ai suoi inizi. Proveniente dal giornalismo, amico intimo di Filippo Corridoni, fu nel gruppo degli interventisti milanesi che seguivano Mussolini e Corridoni. Fu arrestato due volte nelle manifestazioni di Milano dell'aprile 1914, qualche mese dopo lo scoppio della nostra guerra fu inviato al fronte col 2° Reggimento Fanteria di stanza a Udine e nel quale si erano arruolati tutti gli irredentisti triestini da Slataper a Luzzatti.
Dopo un anno di guerra in Fanteria sul Carso e a Santa Maria di Tolmino passò in aviazione e conseguì il brevetto di pilota di idrovolanti nel 1916. Nell'inverno del 1916 fu a Venezia in quella squadriglia di bombardamento e a Porto Corsini e nel 1917 fu inviato, dopo un grave incidente di volo nel quale rimase ferito, come osservatore in una squadriglia di Marina per la difesa del traffico navale a Palermo. Dopo due mesi ebbe nel Golfo di Palermo un altro incidente gravissimo di volo e fu ricoverato in ospedale dove rimase per tre mesi.


Esonerato dal volo perché minorato fisicamente è destinato ai servizi sedentari al Deposito Aviatori di Torino, ma dopo due mesi chiede di essere rinviato in squadriglia. Scartato alla visita chiede di ritornare in Fanteria ed è destinato alla Brigata Novara che raggiunge sul Piave pochi giorni prima dell'avanzata di Vittorio Veneto, alla quale partecipa come comandante di Compagnia. Ritornato a Milano è nominato capo cronista della "Perseveranza" ed è membro dell'Associazione Nazionalista. Nel Gennaio 1920 si iscrive al Fascio di Milano e nel Febbraio del 1922 Mussolini gli concede l'onore di entrare nella redazione del Popolo d'Italia dove assume l'incarico di cronista. Dopo la Marcia su Roma gli viene affidato l'ufficio del servizio estero del Popolo d'Italia e per incarico di Arnaldo Mussolini visita numerosi Stati europei e partecipa a tutte le conferenze internazionale dal 1923 al 1927. Nel 1928 è nominato Regio Console d'Italia e destinato ad Aleppo, in Siria, ma mentre sta per imbarcarsi è nominato Segretario Generale dei Fasci all'Estero. Nel 1930 è nominato Direttore Generale degli Italiani all'Estero e delle Scuole e Console Generale di 1a Classe. Nell'Agosto 1932 è nominato Ministro Plenipotenziario ed assume anche la direzione generale del Lavoro Italiano all'estero. Per la guerra d’Etiopia riunì i volontari dei fasci all’estero nella 221a Legione camicie nere, a lui intitolata, guidandola in una durissima marcia da Mogadiscio alla conquista di Dire Daua. L’impresa gli valse la medaglia d’argento al valor militare.
Nel 1937 fu destinato al Cairo come ministro d’Italia, ma il governo egiziano sollevò obiezioni alla nomina per i suoi 'sentimenti antinglesi'. Fu quindi inviato in Cina e Giappone con il compito di stipulare un trattato di navigazione aerea civile con l’Estremo Oriente per conto della società Ala Littoria. Nel 1939, mentre l'Italia occupava l'Albania si trovava ancora a Shanghai, ma dopo poco il sottosegretario agli Affari albanesi Zenone Benini lo inviò a Tirana dove ad agosto fu nominato prefetto e segretario generale della appena istituita Luogotenenza generale albanese.
Collocato a riposo dal 5 settembre, rientrò in Italia. Fu contattato a Milano da Francesco Maria Barracu, sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo fascista repubblicano, e gli fu offerta la carica di podestà di Milano. Il 15 gennaio 1944 fu nominato prefetto e, quindi, per poco più di tre mesi cumulò le cariche di prefetto e di podestà di Milano.Il 4 maggio successivo cedette la guida del Comune all’ingegnere Guido Andreoni, mantenendo l'incarico di prefetto. Mussolini, informato nell’estate 1944 delle critiche che il prefetto gli indirizzava, ne ritenne improcrastinabile la rimozione. Pochi giorni più tardi, a seguito della fucilazione in piazzale Loreto di 15 detenuti italiani per reati politici, come rappresaglia per l’attentato dell’8 agosto a un camion tedesco in viale Abruzzi, lamentò l’offesa alla tradizione civile di Milano e rassegnò dimissioni irrevocabili.
Accusato di collaborazionismo, fu deferito alla Corte d’assise straordinaria di Milano e, il 27 ottobre 1945 e condannato a 8 anni e 4 mesi di reclusione. La Corte di Cassazionbe rinviò il giudizio dinanzi alla sezione speciale della Corte d’assise di Varese che, il 3 settembre, mentre Parini era in libertà provvisoria dopo avere scontato poco più di un anno di reclusione, lo condannò a 3 anni, interamente condonati.ià alcuni giorni prima Parini era riparato in Argentina. Rientrato a Milano dopo qualche anno, diresse l’ufficio Brasile di una società di distribuzione del gas e, nel 1956, fu eletto consigliere comunale nelle liste del Movimento sociale italiano. Trascorse la vecchiaia ad Atene, dove morì il 23 agosto 1993.
 

19-8-2021