Italia (1940-1945)
LOTTO DOCUMENTI CON FOTO DI UN TENENTE DECORATO DELLA PAI FIRMATI DA UNA MOVM E DAL COMANDANTE DELLA COLONNA "CHEREN" A ROMA DOPO L'8 SETTEMBRE 1943
Prezzo: Euro 200,00 - cod. nr. 21152
Il tenente Alberto Criscuolo in una foto tessera scattata nel febbraio 1943
Alcuni agenti della Polizia dell'Africa Italiana in posa davanti a un'autoblindo AB41 nei pressi di Roma.

Questo lotto composto da due permessi di condurre motori a scoppio rilasciati ad un tenente dei Granatieri di Sardegna in forza alla Colonna "Cheren"  della P.A.I. costituisce un reperto di eccezionale interesse storico collezionistico a riguardo degli accadimenti militari nella città di Roma dopo l'8 settembre 1943.


Per incominciare l'intestatario dei due documenti è Alberto Criscuolo, nato a Pola il 20 settembre 1921 che, in qualità di allievo, il 15 marzo 1941 aveva superato l'esame per la guida di motocicli tipo "Guzzi" in servizio militare presso la Reale Accademia di Fanteria e Cavalleria di Modena.
Divenuto tenente Alberto Criscuolo venne assegnato a 2° Reggimento dei "Granatieri di Sardegna" della 21° Divisione Fanteria. All'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale la 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna" venne trasferita sul fronte occidentale inquadrata nella 7ª Armata con compiti di riserva, stabilendo la sede del Comando a Subbio nell'astigiano, ma non venne impiegata nelle operazioni contro la Francia a causa del rapido concludersi delle operazioni con l'armistizio54123 di Villa Incisa.


L'8 maggio 1941, in seguito all'invasione della Jugoslavia da parte delle truppe dell'Asse la Grande Unità venne trasferita in Slovenia nella zona di Lubiana-Kocevje con il compito di presidiarne parte del territorio. Qui il tenente Criscuolo venne ferito in combattimento il 21 agosto 1942, come indica  l'Autorizzazione a fregiarsi del distintivo d'onore per ferita rilasciatali il 31 dicembre 1943.
Nel mese di settembre 1942, la Divisione venne trasferita in Croazia, per iniziare nella seconda metà di novembre il rimpatrio, prendendo sede a Roma.


Nel marzo del 1943 la divisione era schierata a difesa di Roma. Avendo, probabilmente, 40302perso la sua patente originale, il 26 marzo 1943 gli venne rilasciato questo duplicato, sempre dall'Accademia di Modena dove aveva superato gli esami nel 1941.
Il duplicato porta la firma autografa del Colonnello Comandante la Reale Accademia, Giovanni Duca apposta a Modena il 26 marzo 1943. Pochi mesi più tardi Giovanni Duca si meriterà la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria attribuitagli dopo la fine della guerra.
L'8 settembre 1943 il Colonnello Duca si trovava con i circa 300 cadetti del corso del 1943 sulla strada di ritorno dal campo estivo presso le Piane di Mocogno in direzione di Modena. Non avendo ordini sul da farsi, con una scarsissima disponibilità di munizioni ed avendo avuto notizia dell'attacco delle truppe tedesche alla caserma di Modena e al distaccamento dell'Accademia presso il Palazzo Ducale di Sassuolo, decise di portare la colonna presso il paese di Monchio, in previsione di riunirsi eventualmente agli allievi della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento d’Artiglieria di Lucca.


Degenerata rapidamente la situazione militare e la compattezza delle truppe, il 10 settembre decise infine lo scioglimento "temporaneo" del corso, divise in quattro parti la bandiera di combattimento e lasciò liberi i cadetti . Giunto in seguito fortunosamente a Roma trovò gli uffici del Minitero della Guerra deserti e decise di ritornare verso Nord. Preso contatto con il comando militare, su indicazione del S.I.M., contattò esponenti del CLN e tentò di creare una rete di informatori e fiancheggiatori fidando nei rapporti stabiliti negli anni precedenti, finendo poi probabilmente per essere tradito e denunciato. Durante una missione, fu catturato col figlio dalle SS. I tedeschi non riuscirono ad ottenere dal colonnello nessun'informazione utile, nonostante - come è scritto nella motivazione della ricompensa al valore - "il bruciante dolore per le torture inflittegli e la disperata angoscia per l'avvenuto arresto della moglie e della figlia". Giovanni Duca fu costretto per cinque mesi in una cella stretta e buia del carcere di Verona e fu ucciso dai fascisti nella stanza delle torture, quasi negli stessi giorni in cui moriva a Mauthausen il figlio, che vi era stato deportato.


Nel dopoguerra gli fu assegnata la MOVM con la seguente motivazione: "Comandante dell’Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria organizzava con due battaglioni ed uno squadrone allievi le prime resistenze contro l’invasione tedesca nella zona Pavullo - Lama Mocogno e raggruppava intorno alle sue forze i primi partigiani iniziando con essi l’accanita lotta tra le giogaie dell’Appennino Emiliano. Dopo avere messo in salvo la gloriosa bandiera dell’Accademia, si portava, per ordine ricevuto dal Comando Supremo, nell’Italia settentrionale assolvendo con grande capacità e sprezzo del pericolo compiti organizzativi. Catturato dalle SS. unitamente al giovane figlio che gli era compagno in una pericolosa missione, manteneva il più fiero silenzio nonostante il bruciante dolore per le torture inflittegli e la disperata angoscia per l’avvenuto arresto della moglie e della figlia. Con il corpo fiaccato per il martirio, ma con l’animo sorretto dal senso dell’onore che fu luce della sua vita, dopo cinque mesi di agonia in una buia e stretta cella, che era tomba dei vivi, veniva barbaramente soppresso nella stanza delle torture riunendosi, nel cielo degli Eroi, all’amato figlio, contemporaneamente deceduto al campo di Mathausen ove era stato deportato. Fulgida figura di soldato tutta dedicata al dovere e alla Patria e che ha preferito la morte al disonore. Verona, 28 agosto 1944."


Il secondo documento del lotto è un permesso di guida per "motori a scoppio in servizio militare" rilasciato al tenente Alberto Criscuolo su di un modulo con il timbro del Ministero dell'Africa Italiana - Comando Generale del Corpo di Polizia dell'Africa Italiana - Comando Colonna P.A.I. "Cheren" e la firma autografa del Comandante della Colonna, Nicola Toscano. Il documento porta la data del 17.12.1943, quando ormai Roma era saldamente in mano alle truppe tedesche.
L'8 settembre 1943 erano sei i colonnelli della PAI in servizio presso le forze di polizia della città aperta di Roma agli ordini del loro comandante, il Generale Riccardo Maraffa: oltre a Toscano, Costantino Giorgi ( Scuola Addestramento PAI ), Paolino La Corte ( Comando Generale PAI ), Giovanni Bonfanti e Virgilio D'Aiutolo ( in licenza di convalescenza ).
A quella data, la P.A.I. dispone a Roma di uno strumento bellico valido ed efficiente: la colonna Cheren. La Cheren è una colonna motocorazzata approntata nel primo semestre del 1943, in vista di un probabile impiego in Tunisia. Il susseguirsi degli eventi fece si che la Colonna non sia stata inviata in Africa, ma sia rimasta a presidio della Capitale. L’unità motocorazzata, comprende circa 1300 uomini e ne fa parte una compagnia corazzata che dispone  anche di 12 di carri leggeri L6/40, di mitragliere da 20 mm. e pezzi di artiglieria da 47/32.
Il comando della colonna è affidato al Colonnello Nicola Toscano, nato a Faenza ( Ravenna ) nel 1896, "valoroso ufficiale superiore, cinque volte decorato al valore e cinque volte ferito in combattimento" come recita la motivazione della MAVM assegnatagli per le operazioni da lui condotte in Africa Settentrionale dal novembre 1940 al novembre 1942


Sono passate appena poche ore dalla proclamazione dell’armistizio e le guardie della P.A.I. già stanno combattendo contro i tedeschi alla Cecchignola, alla Magliana, lungo la via Ostiense e la Laurentina, nella zona dell’E42 (EUR), alla Montagnola, a Porta San Paolo ma anche a Manziana e a Monterotondo. In questi combattimenti la P.A.I. è affiancata dai Granatieri di Sardegna della 21° Divisione Fanteria che sostenne gli scontri più accesi nella giornata del 9 settembre, intorno alla zona del Ponte della Magliana, dell'E42 (l'attuale EUR) e del forte Ostiense, e soprattutto il 10, tra Porta San Paolo e la Passeggiata Archeologica. Proprio qui si incrociano i destini della Colonna Cheren e del tenenete dei Granatieri Alberto Criscuolo che sarà decorato con la Croce di Guerra al Valor Militare nel 1949 con la seguente motivazione: "Tenente fanteria (gr.) s.p.e. "2° Granatieri di Sardegna". Durante l'occupazione tedesca di Roma, partecipava con altri militari al ricupero della bandiera del proprio reggimento. Per il trasporto di essa in luogo più sicuro si avvaleva dell'automezzo della Polizia - della quale faceva parte allo scopo di svolgere attività clandestina - incurante del grave pericolo che così facendo affrontava. Roma, 8 settembre 1943".
La motivazione ci offre quindi la spiegazione del perchè il permesso di condurre datato 17.12.1943 sia stato firmato dal Colonnello Toscano come comandante della Colonna Cheren della quale, evidentemente, era entrato a far parte il Tenente Criscuolo dopo l'8 settembre 1943. La P.A.I., che si era battuta valorosamente insieme ai Granatieri a Porta San Paolo e a Monterotondo contro i tedeschi non si dissolse e rimase compatta a tutela della Città. La resistenza già fermentava nella file degli Ufficiali della Capitale: parte di essa faceva capo proprio al Comando della Città Aperta. Il 21 settembre le S.S., informate degli stretti contatti con gli Alleati, occuparono, con un colpo di mano il Ministero della Guerra, per catturarvi il Generale Maraffa, il Col. Galli e il Magg. Clemente segretario particolare del primo. Lo stesso Herbert Kappler, allora Tenente Colonnello, poi così tristemente famoso, effettuò la cattura. Il Gen. Maraffa morirà in prigionia a Dachau, due mesi dopo ma il Col. Galli riuscirà a evaderne nell’agosto del 1944 e a raggiungere il Veneto dove si unì alle forze partigiane. Nella prigione SS di via Tasso furono incarcerati nel 1944 anche il colonnello Nicola Toscano e il suo collega colonnello Elviro Scalerà che facevano parte del Fronte militare clandestino della Resistenza. Entrambi dovevano esser fucilati la mattina del 4 giugno 1944 insieme ad altri militari imprigionati in via Tasso, tra i quali forse vi era anche il tenente Criscuolo, ma si salvarono organizzando una fuga in massa di tutti i detenuti dal carcere che travolse i pochi tedeschi rimasti di guardia che inforcarono le motociclette e si dettero alla fuga.

 
Granatieri di Sardegna s Porta San Paolo
 
   

 26-12-2011