Italia (1914-1918)
RARO DISTINTIVO COMMEMORATIVO DELLA CIRCUMNAVIGAZIONE DELL'AFRICA EFFETTUATA DALLA NAVE "DUILIO" NEL 1942 E 1943
Prezzo: venduto - cod. nr. 25911
Poster pubblicitario dei transatlantici Giulio Cesare e Duilio. Furono i primi grandi transatlantici italiani e facevano rotta dapprima su New York e poi verso il Sudamerica.

Questo bellissimo e poco conosciuto distintivo fu realizzato dalle Edizioni d'Arte Boeri di Roma nel 1943 per commemorare un episodio della seconda guerra mondiale che ha coinvolto la nave "Duilio", una delle quattro "navi bianche" italiane impegnate nella "Missione speciale AOI". E' stato probabilmente distribuito ai soccorritori (membri dell'equipaggio equipaggio e sanitari) che avevano effettuato le tre missioni.


Il distintivo, del diametro di 38 mm, è stato realizzato in similoro e smalto celeste. Sul bordo corre la frase "CIVIBUS REDUCENDIS AFRICA CIRCUMITA"  mentre nel bottone centrale celeste è raffigurata una nave romana in rilievo con sotto le dare "XX-XXI E.F.". Sopra il nome della nave "DUILIO" e la scritta "MINISTERO AFRICA ITALIANA".


Dopo la resa delle forze italiane in dall'Africa orientale, al comando del duca Amedeo d'Aosta nel maggio 1941, gli inglesi fecero prigionieri e internarono i militari. Rimasero circa 30.000 donne, vecchi e bambini italiani che il governo britannico dichiarò di non potere provvedere alla logistica, all'assistenza sanitaria, al mantenimento e anche alla loro sicurezza contro gli indigeni, e che, se non fossero stati rimpatriati, avrebbe dovuto trasferirli nelle loro colonie in Australia e India.


Le donne, i bambini, gli invalidi e gli anziani (gli ultrasessantenni) erano stati concentrati nel campo di aviazione di Dire Daua, nel campo scuole di Harar e in alcuni campi nel Somaliland a Mandera e a Hargheisa. In tutti le condizioni erano difficili e i disagi morali gravissimi: promiscuità insufficienza nel vitto, di medicinali, dubbia la potabilità dell'acqua con pericolo di epidemie, nei baracconi piove e i pali che li sostengono sono rosi dalle termiti.In quei mesi nel campo di internamento di Dire Daua un centinaio di bambini italiani erano deceduti per una epidemia di morbillo.


La decisione del governo italiano, voluta da Mussolini, fu quella di provvedere al rimpatrio di quei civili indifesi. Si pensò in un primo tempo di impiegare due grandi transatlantici il Rex e il Conte di Savoia. ma furono scartati per il rilevante consumo di combustibile e le forti spese di trasformazione: così si ripiegò su quattro belle unità passeggeri molto simili tra loro le gemelle Vulcania e Saturnia e il Duilio e il Giulio Cesare anche loro gemelle. Nel marzo 1942 furono quindi requisiti dal governo italiano i transatlantici della Società Italia e della Lloyd Triestino  e trasformati in parte in nave ospedale con 150 posti letto ciascuno. L'organizzazione fu affidata al Ministero dell'Africa Italiana, a quello degli Esteri e a quello della Regia Marina e alla Croce Rossa italiana, coordinati dal Regio commissario per la "missione speciale AOI" Zeno Garroni. Il capo missione era l'ex governatore della Somalia italiana Francesco Saverio Caroselli. I servizi sanitari a bordo erano coordinati dal generale medico Alcibiade Andruzzi.


Dal momento che gli Alleati temevano un autoaffondamento delle unità di cui sopra nel Canale di Suez, che sarebbe così stato forzatamente chiuso per mesi, per raggiungere l'Africa Orientale le quattro navi erano obbligate dai trattati a compiere la circumnavigazione dell'Africa. I porti indicati dagli inglesi per il rimpatrio dei profughi erano Massaua e Berbera. Le navi bianche partirono per la prima missione nell'aprile del 1942 Il primo porto toccato fu quello di Gibilterra dove imbarcava la commissione britannica ( una per ogni nave) composta da un Capitano di Vascello, un S.T.V. , 6 soldati e 5 marinai di cui tre radiotelegrafisti che si dislocavano nelle stazioni RT. Il secondo porto toccato era Sao Vicente ( Capo Verde) quindi, superato il capo di Buona Speranza ed entrati nell' Oceano Indiano, altra sosta per rifornimento a Port Elizabeth. Poi superano il canale di Mozambico a ponente del Madagascar , il golfo di Aden , la montuosa isola di Socotra e Capo Guardafui e finalmente il porto di Berbera dove la temperatura era altissima e nei locali interni superava i 50°.


I profughi imbarcarono nel numero di settecento al giorno per un totale di 2500 per nave (il Duilio e il Giulio Cesare andranno ad imbarcare i nostri connazionali a Massaua). Venivano prima registrati , poi seguiva la bonifica (doccia, disinfezione, eventuale spidocchiamento etc.) poi era stato istituito un punto di ristoro con bevande e panini infine la destinazione nelle cabine o nei dormitori o nei reparti ospedalieri o in isolamento (diversi erano i casi di tubercolosi, ma anche di alienati). La terza e ultima missione si concluse a Taranto l'11 agosto 1943, per il Saturnia e il Vulcania, il 31 agosto per le altre due, completando il rimpatrio di circa 28.000 connazionali. Tra loro il fumettista Hugo Pratt, allora adolescente, e l'arcivescovo Emilio Castellani. Poche migliaia di italiani restarono in Eritrea e in Somalia, nessuno in Etiopia.


La Duilio fu il primo grande transatlantico italiano. Costruito per la Società "Navigazione Generale Italiana" di Genova. La Duilio era la prima nave italiana a superare i 200 metri di lunghezza e le 20.000 tonnellate di stazza lorda. Il Duilio era stato progettato per la rotta dall'Italia al Sudamerica, ma per i primi anni operò sulla rotta per New York, vista anche la sua ottima dotazione di prima classe e la sua eleganza. Dopo questi viaggi umanitari il Duilio tornò in disarmo a Trieste dove affondò sotto i bombardamenti Alleati il 10 luglio 1944 nei pressi del capoluogo giuliano nel vallone di Muggia. Nel 1948 il relitto del Duilio venne recuperato e demolito. 

(Notizie storiche tratte dal sito "Ammiraglio Vincenzo Martines" e Wikipedia)

Il Duilio dopo la trasformazione in nave ospedale èer la "Missione speciale in AOI".
 
   

4-8-2021