Italia (1919-1939)
GABRIELE D'ANNUNZIO: "LA CHIESA DI DOBERDO'" NUMERO DI NATALE DEL 1922 DELLA RIVISTA "LA FIACCOLA"
Prezzo: venduto - cod. nr. 25465
La chiesa di Doberdò in una vecchia cartolina del 1902

Rarissimo numero di Natale della rivista "La Fiaccola", l'Organo Ufficiale dei Pubblicisti Italiani, diretta da Gino Ghidoni e pubblicata nel 1922 (anno II). Questo numero era stato dedicato alla "Chiesa di Doberdò" che era andata gravemente danneggiata durante le battaglie dell'Isonzo della prima guerra mondiale.


Il paese di Doberdò si trova al centro dell'altipiano carsico che vide il paese ed il territorio circostante trasformarsi, durante la Grande Guerra, in una enorme trincea. Doberdò e le sue frazioni si trovarono al centro della devastazione e furono ridotti ad un cumulo di macerie. Non sfuggì a questo destino anche l'antica chiesa di San Martino Vescovo, eretta nel Settecento.

Giudicata in un primo momento restaurabile, nei primi anni venti si decise di riedificarla completamente. L'attuale chiesa venne costruita nel 1925 in stile neoromanico e l'anno successivo venne innalzato il campanile, simile a quello precedente.


Gino Ghidoni ebbe l'idea nel 1922 di chiedere a Gabriele D'Annunzio, che sul Carso aveva combattuto e sicuramente si ricordava della chiesa di Doberdò, una sua composizione che potesse pubblicare sul numero di Natale del 1922. Certo non poteva aspettarsi  che D'Annunzio, che già aveva scritto l'ode "La preghiera di Doberdò" nel 1916 impugnasse la penna e, sulla sua cara intestata con l'emblema "Io ho quel che ho donato", scrivesse un'ode di ben 18 pagine e 38 versi. Ovviamente quest'opera eccezionale del Vate era più che sufficiente per stampare il numero speciale di Natale dell "Fiaccola", la rivista dei publicisti italiani dei quali faceva parte anche D'Annunzio. Ghidoni si limitò a stampare le 18 pagine, riproducendo quelle originali consegnategli da D'Annunzio nel formato della rivista di 34 x25 cm. Questo numero ha tutte le pagine intatte ma la copertina è staccata cosa comprensibile visto che tra brve compierà 100 anni di vita.


Molti versi sono gli stessi che ritroviamo nella "Preghiera di Doberdò" dove D'Annunzio, guardando e descrivendo con minuziose variazioni e ripetizioni la chiesa semidistrutta di Doberdò, mirabilmente giunge a offrire tutto l'orrore della guerra di massa, che è l'esempio supremo del trionfo della morte. Nella guerra non ci sono né i combattenti né i morti né gesta esemplari. Più importano gli elmetti, le divise,le scarpe ricuperate ai cadaveri dell'ultima battaglia perchè servano per i nuovi soldati che sostituiranno i morti. Questo l'inizio del racconto: "La chiesa di Doberdò"/ I /San Francesco lacero e logoro piange silenziosamente in ginocchio sul gradino spezzato dell'altare maggiore/ 2 /Per lo squarcio del tetto il mattino di settembre gli illumina le piante dei piedi piagate; ed è come un lume che raggi dalle sue stimate di amore/ 3/ In questo lume soffrono i feriti della notte colcati sulla paglia lungo il muro superstite della povera casa di Dio/ 4/ Non ha più tovaglia la tavola dell'altare, né candellieri, né paòme, né ciborio, nè tuttibolo, né ampolle, né messale, né leggio. 5 A mucchio su la tavola del l'altare stanno gli elmetti dei morti, le scarpe terrose dei morti. Per ciò il Poverello qui piange/ 6 /Gli elmetti ammaccati, scrostati, forati, l'un su l'altro, grigi..." Non osiamo pensare il valore di quei fogli autografi scritti di suo pugno da D'Annunzio e che non sappiamo dove siano custoditi, ma possiamo sicuramente affermare che anche questo numero unico rappresenta una eccezionale rarità collezionistica.

La prima e la quarta di copertina del fascicolo (staccate)
 
 

13-4-2021