Italia (1919-1939)
RARISSIMA SPALLINA IDEATA DA D'ANNUNZIO PER I VOLONTARI ABRUZZESI A FIUME
Prezzo: fornito su richiesta - cod. nr. 25919
Renato Brozzi nel suo studio romano
Due cartoline stampate a Fiume nel 1922. La prima raffigura la Medaglia di Ronchi assegnata "honoris causa" allo scultore Renato Brozzi che disegnò la spallina.

Nel febbraio 1920, D'Annunzio, impegnato nell'impresa di Fiume, affidò a Renato Brozzi, il suo artista incisore preferito che chiamava il suo "eccelso animaliere", il compito di realizzare una placchetta da applicare su di un'unica spallina della divisa dei legionari abruzzesi accorsi attorno a lui.


Dalla serie numerosa di disegni presentati da Brozzi, il Comandante, con lettera del 24 febbraio 1920, sceglieva "quello più tranquillo". Con lettera successiva del 29 ottobre, scriveva a Brozzi: "Ho ricevuto le meravigliose "spalline" per i miei Legionari abruzzesi che Le hanno decretato l'onore della medaglia di Ronchi e da oggi La considerano un legionario" unendo inoltre un attestato scritto di suo pugno. I disegni preparatori di cui sopra sono conservati presso l'archivio del Vittoriale. Il motivo del cinghiale venne poi sfruttato da D'Annunzio anche per altri oggetti.


La spallina delle dimensioni di mm 57,7 x 37, è garantita originale  e accompagnata dal nostro COA (Certificato di Originalità).
E' stata realizzata lamierino di rame argentato con una tiratura complessiva di 300 pezzi ( D'Annunzio scriveva in data 22 aprile 1920 "Bisogna ordinarne 300 in metallo argentato, con quel che occorre per avvitarle alla spallina, e 30 in argento" ) il che ne fa uno dei cimeli fiumani più rari. Alcuni esemplari sono visibili nel Museo della Guerra di Gabriele D'Annunzio al Vittoriale. Non vi è traccia ancora oggi delle spalline in argento da cui il dubbio che non siano mai state coniate.
La spallina raffigura un cinghiale di scorcio verso sinistra in posizione di combattimento. Sopra, su tre righe inserite in un riquadro, la frase latina "MORI CITIUS/QUAM/DESERERE" ( Morire piuttosto che rinunciare )


Renato Brozzi era nato il 10 agosto 1885 a Traversetolo (Parma) da Igino, barbiere, e da Anna Martini. Nel 1900, finite le scuole, entrò a lavorare nella locale fonderia artistica di G. Baldi dove cominciò a praticare l'arte del disegno e dell'incisione; tre anni dopo, ottenne il primo successo con una pendola cesellata offerta all'on. Micheli per le sue nozze. Dal 1903 al 1905 frequentò l'Accademia di Belle Arti di Parma terminando in soli tre anni il corso, di regola quinquennale, con Cecrope Barilli come maestro; alternava gli studi con lavori in fonderia e per vari antiquari di Parma, che facevano passare le lastre d'argento da lui incise come opere del Rinascimento: famoso, a questo proposito, il piatto da lui creato e venduto nel 1905 ad acquirenti londinesi come opera del Cellini.


Nel 1915 si trasferì a Roma, dove abitava nella villa Strohl-Fem con l'amico Bocchi, con cui già aveva diviso uno studio in via Flaminia; frequentavano insieme la fiaschetteria toscana in via della Croce dove convenivano politici e letterati . Conobbe D'Annunzio nel 1919 a Venezia in occasione della cerimonia di consegna al generale Armando Diaz della spada d'onore la cui elsa era stata da lui modellata su disegno di Ettore Tito; da allora ebbe inizio la grande amicizia e la collaborazione con D'Annunzio che durò fino al 1938, anno di morte del poeta.
Brozzi svolse quasi tutta la sua attività su sua commissione e spesso, sviluppando idee proposte dal poeta (come nel caso delle spalline per i legionari abruzzesi, 1920). D'Annunzio, stabilitosi nel 1921 al Vittoriale, faceva eseguire all'"eccelso animaliere" (cfr. lettera del 4 febbr. 1926 in Nuova antologia, 1938), per donarli ai suoi ospiti, piccoli oggetti ("inezie squisitissime"), figurine, spille, scatole ecc. - decorati con vari motivi, sempre di preferenza animalistici. Morì il 21 giugno dell'anno 1963 a Traversetolo (Parma) dove è stato istituito un museo a seguito della donazione al Comune di Traversetolo di una consistente raccolta di oggetti a lui appartenuti.


Fiume era una delle più floride città dell'impero austro - ungarico e quando questo si decompose alla fine della Grande Guerra e la città venne occupata dalle truppe iugoslave, gli irredentisti insorsero, accampando il fatto che Fiume era un centro etnicamente italiano. Il 12 settembre 1919 D'Annunzio era a Ronchi con un seguito di poche centinaia di uomini; ma ad essi si unirono i legionari di Venturi e buona parte dei Granatieri di Sardegna, che avevano da pochi giorni smobilitato da Fiume. A loro si aggiunsero gli Arditi del generale Zoppi e una compagnia di fanteria. Alle porte della città contesa gli uomini al seguito di D'Annunzio erano oltre duemila, tra granatieri, arditi e fanti.


Il generale Pittaluga, successore del generale Grazioli, avrebbe dovuto obbedire agli ordini del suo superiore Badoglio e fermare con le armi questo esercito privato, formato da disertori e comandato da un uomo che si poneva in rotta col governo. Ma al gesto teatrale di D'Annunzio, che aprì il pastrano mostrando la medaglia d'oro e proclamando "Lei non ha che a far tirare su di me, Generale!", Pittaluga rispose abbracciando il poeta ed entrando con lui in Fiume.


Dopo un anno Giolitti, tornato al potere, concluse con gli alleati il Trattato di Rapallo che lasciava Fiume indipendente. D'Annunzio restava fermo nell'accettare solo ed unicamente l'annessione all'Italia del territorio di Fiume. L'ultimo atto politico rilevante del poeta fu la costituzione della Reggenza, a significare che il potere veniva comunque esercitato in nome del Re d'Italia. Il giorno di Natale del 1920 le truppe regolari entrarono in Fiume, dopo che una cannonata, sparata da una corazzata, aveva colpito la stessa residenza del Comandante. Dopo il “Natale di Sangue” i legionari, che avevano perso una cinquantina di uomini, abbandonarono Fiume indisturbati; D'Annunzio si trattenne ancora per poche settimane e poi se ne andò, indisturbato anche lui.
( Notize storico-collezionistiche tratte dal volume "Gabriele d'Annunzio nelle medaglie" di Vincenzo Pialorsi e Luciano Faverzani )

 
   

9-8-2021